Convenienza su consigli di investimento e disinvestimento

Ques.: N.  343380 - Rub. 560

Salve, da anni ho il conto corrente presso la banca intesasanpaolo.Da qualche tempo ho alcuni dubbi circa i suggerimenti degli operatori a vendere titoli di investimento sottoscritti e non ancora scaduti al fine di capitalizzare, loro dicono, gli interessi maturati. Consigliano di vendere, circa un anno prima, titoli che hanno quasi raggiunto l'orizzonte temporale e che hanno avuto un alto rendimento. In precedenza ritiravo sempre i titoli dopo la scadenza; ora, invece, propongono di incassare gli interessi maturati che a loro avviso potrebbero diminuire anziché aumentare. Cosa ne pensa l'esperto? Mi auguro che lo scopo, da parte della banca, non sia quello di percepire commissioni in operazioni di investimento/disinvestimento. Grazie.

 

RISPOSTA

Gli operatori bancari allorquando forniscono indicazioni al cliente in materia di investimenti finanziari in forza dell’art. 21 TUF hanno il dovere di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati e quindi di acquisire le informazioni necessarie dai clienti e di operare in modo che essi siano sempre informati sugli investimenti e sulle operazioni proposte; di organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto, agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento.
Tutti questi obblighi, sostanzialmente ribaditi anche con delibera Consob 1.7.1998, n. 11522, e succ. mod., appaiono teleologicamente diretti al perfezionamento di un'operazione finanziaria effettivamente consapevole, vantaggiosa ed adeguata alle condizioni patrimoniali e personali del soggetto investitore, in modo che questi sia costantemente ed adeguatamente informato in ordine alla natura, ai rischi ed alle implicazioni della specifica operazione finanziaria.

Ebbene, in relazione al quesito proposto dal lettore non è dato sapere a quale investimento egli si riferisca, tuttavia l’operatore bancario, secondo i principi testè accennati, dovrebbe dimostrare al cliente la concreta convenienza dell’operazione di disinvestimento proposta prima della naturale scadenza. Ciò potrebbe essere in caso di vantaggiose plusvalenze, vale a dire allorquando si riesca a disinvestire ottenendo un prezzo superiore al prezzo di estinzione, ovviamente maggiorato del rateo di interessi e al netto delle commissioni per le operazioni di disinvestimento.

La prescrizione dell'anatocismo

Ques.: N.  340569 - Rub. 560

La prescrizione dell'azione per anatocismo bancario. Alla luce dei recenti orientamenti giurisprudenziali ho (forse non correttamente) compreso che la possibilità di agire contro la banca, per la capitalizzazione illecita degli interessi di conto corrente, si prescriva decorsi 10 anni dalla chiusura del conto corrente; e che ciò comporti al cliente, vittima dell'anatocismo, di comprendere nella propria azione l'intera vita del conto corrente in questione. Oppure trova luogo la tesi secondo cui l'azione cade in prescrizione al termine dei 10 anni dall'addebito degli interessi anatocistici, prescindendo dal momento della chiusura del conto corrente bancario.

 

RISPOSTA

L’approdo giurisprudenziale ormai consolidato, come correttamente riferito dal lettore, identificava in via generale nei dieci anni dalla chiusura del conto il termine di prescrizione per poter agire nei confronti della banca per far valere e chiedere la restituzione di eventuali illegittimi addebiti.

La ratio di ciò era il considerare il contratto di conto corrente come un rapporto unitario che si sviluppa nel tempo.

Tuttavia le Sezioni Unite della corte di Cassazione, con pronuncia n. 24418/10, pur avendo ribadito la natura unitaria del contratto di conto corrente, ai fini della verifica della maturazione della prescrizione hanno operato dei distinguo.

Innanzi tutto dovrà essere verificato se trattasi di conto corrente affidato (assistito da un contratto di apertura di credito) o meno.

Ebbene, in caso di conto corre non affidato la prescrizione decennale decorre sempre dalla data delle singole rimesse, venendo esse considerate ad effetto solutorio.

Viceversa nel caso di presenza di affidamenti dovrà essere indagata la natura dei singoli pagamenti, per cui mentre per le rimesse solutorie il termine di prescrizione decennale decorre dal singolo versamento, per le rimesse di natura ripristinatoria il termine di prescrizione, parimenti decennale, decorre dalla chiusura del rapporto.

In tale ambito, al cliente spetterà solo provare di essere stato affidato, viceversa spetterà alla banca provare la natura dei versamenti, solutori e quindi soggetti ad un regime di prescrizione maggiormente penalizzante per il correntista, o ripristinatori.

Capital Gain compravendita titoli

11/01/2021

A seguito di operazioni di investimento/disinvestimento, regolate tramite rapporto di deposito titoli in regime amministrato, la banca ha operato delle ritenute fiscali su capital gain per importi a mio avviso errati. Dopo aver presentato invano reclamo alla banca, ho presentato ricorso all'Ombudsman, il quale ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile in quanto "esulano dal suo ambito di competenza le questioni riguardanti gli aspetti gestionali e amministrativi dei depositi titoli, essendo i relativi contratti qualificabili come contratti bancari". (!) Ora intendo procedere rivolgendomi all'Abf, che si occupa dei contratti bancari, ma nella raccolta giurisprudenziale trovo diverse dichiarazioni di inammissibilità per i motivi specularmente opposti (deposito titoli=servizi di investimento)....che fare???  Grazie

A parere dello scrivente, corretta è risultata la decisione del Giurì Bancario, in quanto con riferimento alla fattispecie descritta prevale la questione bancaria rispetto a quella finanziaria. E’ ben vero che i comportamenti denunciati in qualche modo possono essere riferiti ad attività accessorie alla gestione di investimenti mobiliari del cliente e quindi relativi a servizi di investimento, tuttavia ricordiamo anche che il contratto di deposito titoli in amministrazione rientra tra i contratti bancari.

Ebbene, con decisione n. 577 del 22 giugno 2010, in un caso simile l’ABF ha avuto modo di precisare che atteso che “ci si trova innanzi ad un’ipotesi di rapporto contrattuale complesso, viene in rilievo il “criterio della prevalenza delle finalità” (di investimento o meno) previsto dalle Disposizioni di trasparenza della Banca d’Italia del 29.7.09, utilizzato per l’individuazione della disciplina di trasparenza – quella recata dal TUB in alternativa a quella del TUF – applicabile al “prodotto composto”.

Orbene, dato che la questione sottoposta all’esame dell’ABF riguarda aspetti relativi non tanto alla prestazione di servizi di investimento, quanto al fatto dell’esistenza di un contratto di deposito titoli in amministrazione può concludersi che la questione in esame rientra tra quelle di competenza dell’ABF”.

E anche secondo lo scrivente, come sopra accennato, la questione trattata dal lettore risulta di competenza dell’ABF.

A questo punto se dovesse invece pervenire una nuova decisione dell’ABF di segno opposto, si tenga presente che tale ricorso non priva comunque il cliente del diritto di rivolgersi in qualsiasi momento all’Autorità giudiziaria, oppure richiedere una mediazione.

Riduzione finanziamento: penale estinzione anticipata

Ques.: N.  342554 - Rub. 810

TESTO QUESITO

Buongiorno,siamo una società di persone(persona giuridica) prossima al perfezionamento di un mutuo ipotecario fondiario(per liquidità),per quanto concerne la voce "spese per riduzione finanziamento" e "penale estinzione anticipata",la banca ci comunica che,verrà inserita una commissione addebitabile al mutuatario,in caso di accadimento di simili situazione.Tali condizioni,sono ritenute legittime,considerando il decreto bersani n.40 del 2/04/2007?Grazie gianluca caldironi bellaria igea marina(rimini)

 

RISPOSTA

 

Il cliente può rimborsare il mutuo ricevuto prima della scadenza contrattuale, in misura sia totale che parziale.

In forza della Legge 02/04/2007 n. 40, l’estinzione anticipata di un mutuo stipulato per l'acquisto o per la ristrutturazione di unità immobiliari adibite ad abitazione ovvero allo svolgimento della propria attività economica o professionale da parte di persone fisiche, non è più condizionato all’applicazione di penali, ossia al pagamento di una somma di denaro aggiuntiva rispetto al capitale che si intende restituire. Inoltre, esiste il divieto di inserire nel contratto di mutuo clausole che prevedono a carico del debitore una qualsiasi prestazione a favore della banca, e, qualora introdotte, tali previsioni devono sempre considerarsi nulle. In altri termini il citato provvedimento legislativo ha provveduto ad abolire le penali di estinzione anticipata totale o parziale limitatamente ai mutui contratti per l’acquisto o la ristrutturazione di unità immobiliari adibite ad abitazione o allo svolgimento della propria attività economica o professionale da parte di persone fisiche.

Nel caso del lettore la stipulazione del mutuo pare avere finalità diverse per cui la banca è legittimata ad inserire nel contratto e ad applicare consimili spese e/o penali per la riduzione o l’estinzione anticipata del finanziamento.

Bitcoin e altre Cryptovalute : aspetti fiscali e dichiarativi - monitoraggio rw

Pagamenti in Criptovalute - Bitcoin - Ethereum ecc.

Le nuove valute virtuali a Gennaio 2021 hanno raggiunto una capitalizzazione e una diffusione importante nonostante siano ancora viste come un asset speculativo.

Mentre le istituzioni finanziarie ufficialmente si dichiarano estranee al fenomeno e ne evidenziano i difetti, in realtà sono ormai molti gli istituzionali che stanno entrando in queste realtà che potrebbero creare un sistema monetario parallelo, decentralizzato, globale ed indipendente dai governi.

Sono in molti ormai a pensare che la crescita di bitcoin, ethereum e altcoin sia in realtà frutto di un dump generalizzato sulle valute fiat creato dalle stesse banche centrali per risolvere i problemi della crisi economica e del debito pubblico, ne deriva la necessità di informarsi su questo nuovo mondo che può essere tranquillamente paragonato alla rivoluzione dell'accesso globale alle conoscenze indotte da internet.

E' bene che anche gli imprenditori, oltre a Paypal e altre importanti realtà finanziarie già entrate nel sistema, comincino a valutare tali strumenti, che tali sono e pertanto possono essere usati bene o male così come le valute ufficiali, senza pregiudizi sulla nuova tecnologia.

Chiamaci e vedi l'articolo sotto:

Pagamenti in Criptovalute - Bitcoin - Ethereum ecc.

https://www.studiocavallari.it/banca-finanziamenti-conti-correnti-e-leasing/pagamenti-in-criptovalute-bitcoin-ethereum-ecc

 

Bitcoin e altre Cryptovalute : aspetti fiscali e dichiarativi - monitoraggio rw

Aspetti fiscali delle Criptovalute token e Bitcoin: Valute estere – Valute Virtuali – Crypto – token – wallet – Exchange

Aspetti fiscali delle Criptovalute token e Bitcoin: Valute estere – Valute Virtuali – Crypto – token – wallet – Exchange

Per chi vive o risiede in Italia, da ultima interpretazione di Ottobre 2020, la detenzione di criptovalute è sempre da dichiarare per il monitoraggio delle “valute estere” di cui alla Legge 167/1990 quadro RW come da risoluzione Agenzia delle Entrate n. 72/E/2016 a cui si collegano pesanti sanzioni.

I redditi derivanti da Valute virtuali e token sono imponibili come plusvalenze (o minusvalenze) di natura finanziaria da tassare in base alle aliquote vigenti sulla Dichiarazione dei Redditi ai sensi dell’art.67 comma 1, lett.c-ter del Tuir previa conversione in Euro con diverse modalità a seconda se detenute in Wallet o in Exchange

Non è possibile usare concatenazioni ed è importante tenere traccia delle modalità di calcolo.

I token da investimento vanno dichiarati in relazione al paese di emissione diversamente dalle valute virtuali utilizzate come strumento di pagamento.

Sono sempre validi i limiti di importo sotto i quali non saranno oggetto di tassazione  tenuti per almeno 7 giorni su conto italiano, diversi da quelli di Wallet esteri. Tali importi sono da considerare complessivamente comprendendo sia valute fiat che valute virtuali nel corso dell’anno. 

Chiamaci !

Contestualità mutuo e acquisto casa

Ques.: N.  341221 - Rub. 810

TESTO QUESITO

sto' acquistando la prima casa direttamente dal costruttore con fatturazione dell'importo reale ed iva ; vorrei rogitare il prima possibile attingendo dai depositi famigliari e poi in un secondo momento accendere un mutuo. La banca mi dice che non accetta la richiesta perche' compravendita e mutuo devono essere contestuali,  senza specificarne il motivo. A parte un probabile aumento dei costi notarili quali possono essere le motivazioni negative per me e per la banca? buon lavoro

 

RISPOSTA

Francamente l’argomentazione dell’Istituto di credito appare ben poco convincente, oltre che immotivata.

Quello che interessa alla banca solitamente è di poter accedere ad una garanzia ipotecaria che le consenta, in caso di inadempimento del mutuatario di soddisfarsi, a preferenza di chiunque, a mezzo di espropriazione immobiliare.

La Banca quindi, grazie all’ipoteca, acquisisce il diritto di sottrarre il bene offerto come garanzia, venderlo all'asta e ricavare la somma necessaria ad estinguere il debito.

Inoltre, affinchè la banca possa assicurarsi la preferenza rispetto ad altri eventuali creditori del mutuatario, deve poter iscrivere una garanzia ipotecaria di primo grado.

Pertanto, una volta iscritta ipoteca di primo grado in suo favore, non è dato comprendere quale sia il motivo che ostacoli la stipulazione di un mutuo solo dopo l’acquisto dell’immobile.

Diverso invece potrebbe essere il caso in cui il mutuatario sia un soggetto fallibile, dove allora la banca potrebbe pretendere il c.d. “consolidamento” dell’ipoteca, ovvero l’impossibilità che essa venga meno in caso di fallimento del mutuatario.

Infine la banca, per una propria maggiore sicurezza in ordine al pagamento delle rate del mutuo, potrebbe chiedere altresì il rilascio di una garanzia personale quale la fideiussione.

Commissione di istruttoria veloce

Commissione di istruttoria veloce

Ques.: N.  370102 - Rub. 560 - 11/01/2021

 TESTO QUESITO

 Commissione di istruttoria veloce ( civ).

 Nella liquidazione trimestrale degli interessi e delle spese relative al conto corrente,

la banca addebita commissioni civ ( commissione di istruttoria veloce) indicando solamente l'importo complessivamente addebitato ed il numero di volte , senza indicare altri elementi che possano permettere al correntista di verificare la stessa( importo , data .... etc).

Sulla base di tali indicazioni, vorrei sapere se ci sono gli estremi per ottenere il rimborso da parte della banca di tali commissioni a causa, a mio avviso di un difetto di trasparenza.

 RISPOSTA

 La CIV è una nuova commissione che si applica in caso di sconfinamento – in assenza o in presenza di fido – sul conto corrente o a valere su carte di credito.

Ebbene, l’Istituto bancario, per permettere al cliente di sconfinare, svolge una serie di attività interne, dette “di istruttoria” (ad es., accesso alle banche dati, ricerche sul cliente), che vengono retribuite – appunto – con l’addebito della CIV.

La commissione di istruttoria veloce è disciplinata dall’art. 117 bis, co. 2, TUB, che prevede che essa sia “determinata in misura fissa” e “commisurata ai costi”. Il comma 3 sancisce inoltre la nullità delle clausole che “prevedono oneri … non conformi rispetto a quanto stabilito nei commi 1 e 2”.

E’ quindi necessario per la banca, a pena di nullità, provare che ogni addebito corrisponda ad effettive istruttorie svolte e che la loro determinazione sia riferita ai costi implicati dagli sconfinamenti della cliente.

Tale principio è stato ribadito anche di recente dal Tribunale di Udine con sentenza n. 1295 del 26/10/2016.

Ciò detto, se il lettore non ha avuto tutte le succitate indicazioni ha diritto di eccepire la nullità della clausola con conseguente diritto di riaccredito di tali commissioni o la loro restituzione.

Ques.: N. 369462 - Rub. 810 TESTO QUESITO 24/11/2020 Ritardo erogazione mutuo - inadempimento

Ques.: N.  369462 - Rub. 810  TESTO QUESITO 24/11/2020

 Buonasera,

ho firmato una proposta d'acquisto di un immobile. La banca mi ha comunicato che non c'era alcun problema per l'erogazione del mutuo. Tuttavia dopo avermi fatto aspettare 2 mesi per la perizia, la banca (ubi) mi ha comunicato che i tempi di approvazione del mutuo si sarebbero notevolmente dilungati a causa di un'operazione interna di fusione tra banche dello stesso gruppo(gruppo ubi). In caso di operazioni di fusione di questo tipo,la banca può bloccare l'erogazione del mutuo che mi renderebbe inadempiente verso il venditore ? grazie

 RISPOSTA

 Purtroppo ritengo che chi ha posto il quesito purtroppo non abbia molte possibilità di ottenere ragione. E’ comprensibile che il comportamento della Banca stia causando seri danni economici al lettore, tuttavia, non si ritiene che egli possa ottenere soddisfazione; ciò perché a quanto viene riferito non vi è alcun impegno scritto in ordine non solo all’erogazione del prestito, ma anche relativamente ai tempi di rilascio del finanziamento.

Pertanto, si può suggerire al lettore di proporre reclamo alla banca, lamentando la mancata realizzazione dell’impegno assunto e i conseguenti danni che il contegno della banca gli sta procurando, tuttavia, qualora l’istituto di credito non ritenesse di accoglierlo, non si ritiene ci siano i presupposti per adire all’Autorità Giudiziaria, proprio per la difficoltà di provare gli assunti dedotti dal lettore.

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STUDIO CAVALLARI

COMMERCIALISTA A PADOVA