Agenzia delle Entrate 2026: tasse al 50% anche se lavori in smart working dall’Italia

Dott. Massimo Cavallari
Commercialista da oltre 25 anni – Iscritto ODCEC Padova n. 932/A
Esperto de Il Sole 24 Ore


Agenzia delle Entrate 2026: tasse al 50% anche se lavori in smart working dall’Italia

Regime impatriati e lavoro da remoto: chiarimenti ufficiali e requisiti operativi

Aggiornato al 12 gennaio 2026

Negli ultimi mesi l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti decisivi per chi valuta il rientro in Italia mantenendo un lavoro internazionale in smart working.
Il tema è strategico: riguarda manager, professionisti qualificati, ingegneri, informatici e figure ad alta specializzazione che lavorano per aziende estere ma vogliono tornare a vivere stabilmente in Italia.

Con la risposta n. 2 del 12 gennaio 2026, l’Agenzia conferma un punto fondamentale:
👉 il regime degli impatriati è compatibile con il lavoro da remoto, se svolto prevalentemente dal territorio italiano.

Un chiarimento che cambia radicalmente le scelte di molti contribuenti.


Smart working e regime impatriati: cosa ha chiarito l’Agenzia delle Entrate

Il nuovo regime agevolativo disciplinato dall’art. 5 del D.Lgs. 209/2023, come modificato dalla Legge n. 132/2025, si applica dal periodo d’imposta 2026 e consente una detassazione del 50% dei redditi di lavoro.

Il punto centrale affrontato dall’Agenzia riguarda la modalità di svolgimento della prestazione:
non conta dove ha sede il datore di lavoro, ma dove viene svolto il lavoro.

Se l’attività è svolta prevalentemente in Italia, anche in smart working per una società estera, il regime è applicabile.

Fonte ufficiale:
– Agenzia delle Entrate – Risposta n. 2 del 12/01/2026
– Normativa di riferimento: art. 5 D.Lgs. 209/2023


Il caso concreto: ingegnere rientrato tra Londra, Berlino e Milano

Il caso analizzato riguarda un ingegnere che:

  • si era trasferito nel Regno Unito nel 2020;

  • rientra in Italia alla fine del 2025;

  • viene assunto da una società con sede legale a Berlino;

  • lavora prevalentemente in modalità smart working dall’Italia.

L’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto l’accesso al regime, chiarendo che lo smart working è una modalità pienamente valida ai fini fiscali, purché:

  • il lavoro sia svolto prevalentemente sul territorio italiano;

  • il rapporto di lavoro sia effettivamente nuovo;

  • siano rispettati i requisiti temporali di residenza estera.


Detassazione al 50%: requisiti e limiti da rispettare

Il beneficio consiste nella tassazione del 50% del reddito di lavoro, entro il limite massimo di 600.000 euro annui.

I requisiti principali sono:

  • assenza di residenza fiscale in Italia nei 3 anni precedenti al rientro;

  • svolgimento dell’attività lavorativa prevalentemente in Italia;

  • possesso di elevata qualificazione o specializzazione;

  • impegno a mantenere la residenza fiscale in Italia.

Attenzione però alle clausole anti-elusive.


Quando il datore di lavoro è lo stesso gruppo: i vincoli più stringenti

Se il datore di lavoro italiano:

  • coincide con quello estero, oppure

  • appartiene allo stesso gruppo societario,

i requisiti diventano più severi:

  • 6 anni di residenza all’estero se non c’è stato precedente impiego in Italia;

  • 7 anni se in passato esisteva già un rapporto di lavoro con lo stesso gruppo.

È uno degli aspetti più delicati e spesso sottovalutati, che richiede una valutazione preventiva accurata.


Come si applica il beneficio: busta paga o dichiarazione

Il contribuente può fruire dell’agevolazione in due modi:

  1. Direttamente in busta paga, presentando la documentazione al datore di lavoro;

  2. In dichiarazione dei redditi, recuperando integralmente il beneficio anche se il datore non lo applica.

Questo garantisce una tutela piena del diritto all’agevolazione.


Perché serve un commercialista esperto di fiscalità internazionale

Il regime degli impatriati non è automatico.
Errori formali, valutazioni superficiali o documentazione incompleta possono portare:

  • alla perdita del beneficio;

  • a recuperi d’imposta;

  • a sanzioni rilevanti negli anni successivi.

Ogni situazione va analizzata prima del rientro, considerando:

  • storia lavorativa;

  • struttura del gruppo;

  • contratti;

  • residenza fiscale effettiva;

  • modalità operative dello smart working.

👉 È qui che fa la differenza un commercialista che sappia essere prima di tutto un buon consigliere, non un semplice compilatore di modelli.


FAQ – Regime impatriati e smart working

Il regime impatriati vale anche se lavoro solo da remoto?
Sì, se il lavoro è svolto prevalentemente dall’Italia.

Il datore di lavoro deve essere italiano?
No, può essere estero.

Conta la sede legale dell’azienda?
No, conta il luogo di svolgimento della prestazione.

Se lavoro per lo stesso gruppo di prima cambia qualcosa?
Sì, i requisiti di residenza estera aumentano fino a 6 o 7 anni.

Posso recuperare il beneficio se il datore non lo applica?
Sì, integralmente in dichiarazione dei redditi.


Vuoi capire se nel tuo caso il regime è applicabile?

Ogni rientro è diverso.
Prima di prendere decisioni irreversibili, è opportuno valutare contratti, tempistiche e residenza fiscale.

📞 Tel. +39 049 613584
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ENGLISH VERSION

Italian Tax Authority 2026: 50% tax relief also for remote workers returning to Italy

The Italian Revenue Agency confirmed that the Inbound Workers Regime (Regime Impatriati) applies also to professionals returning to Italy while working remotely for foreign companies.

According to Ruling No. 2/2026, smart working is considered a valid form of work performed in Italy, provided that:

  • the activity is carried out mainly in Italy;

  • the worker meets residency requirements;

  • the employment relationship is genuinely new.

The benefit allows 50% of employment income to be exempt from taxation, up to €600,000 per year, for four years starting from tax year 2026.

Each case requires a preliminary analysis of contracts, residency history, and group relationships to avoid future tax challenges.


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