Tokenizzazione e finanza on-chain: i mercati finanziari stanno cambiando
La tokenizzazione potrebbe trasformare nei prossimi anni il modo in cui vengono detenuti, trasferiti e negoziati titoli, partecipazioni, crediti e altri beni reali. Per imprese e investitori italiani questo significa anche nuovi problemi fiscali, contabili, dichiarativi e di compliance da affrontare per tempo.
Negli Stati Uniti il tema degli asset digitali sta progressivamente uscendo dal solo mondo delle criptovalute per entrare nell'infrastruttura della finanza tradizionale.
Il 22 settembre 2026 Michael S. Selig, Chairman della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), ha dichiarato che i mercati devono prepararsi alla “mass tokenization”, alla finanza on-chain e a mercati potenzialmente operativi 24 ore su 24. Secondo Selig, la tokenizzazione degli asset reali potrebbe consentire regolamenti quasi istantanei e una movimentazione del collaterale in tempo reale.
Non si tratta quindi soltanto di Bitcoin o di investimenti speculativi. Il fenomeno potrebbe riguardare progressivamente anche strumenti finanziari tradizionali e real-world assets.
Cosa significa tokenizzare un bene
La tokenizzazione consiste, in termini molto semplificati, nel rappresentare digitalmente su un'infrastruttura blockchain un'attività economica o un diritto.
Potrebbero essere tokenizzati, ad esempio:
- strumenti finanziari;
- obbligazioni;
- crediti;
- quote o diritti economici;
- immobili o frazioni economiche di immobili;
- fondi e altri prodotti finanziari;
- garanzie e collateral;
- altre attività reali.
Il punto interessante non è quindi il “token” in sé, ma il fatto che proprietà, trasferimento e regolamento di determinati asset possano progressivamente spostarsi verso infrastrutture digitali e on-chain.
La stessa CFTC ritiene che la tokenizzazione possa potenzialmente estendersi a differenti asset class e considera le stablecoin uno degli elementi che potrebbero avere un ruolo nella nuova infrastruttura finanziaria.
Dalle criptovalute alla finanza regolamentata
Un altro segnale arriva dal CME Group, uno dei principali mercati regolamentati mondiali dei derivati.
Il CME ha annunciato il lancio, previsto per il 19 ottobre 2026 e subordinato alla revisione regolamentare, di nuovi futures su Bitcoin Cash (BCH) e Uniswap (UNI), disponibili anche in versione Micro.
L'annuncio si inserisce in un'offerta che comprende già futures su Bitcoin, Ether, XRP, Solana, Cardano, Chainlink, Stellar, Avalanche e Sui. Nel primo semestre 2026 CME ha registrato sui futures e sulle opzioni crypto un volume medio giornaliero di circa 279.800 contratti, corrispondenti a circa 8,3 miliardi di dollari di valore nozionale.
È un passaggio significativo: strumenti nati all'interno dell'ecosistema crypto stanno progressivamente entrando nei circuiti finanziari istituzionali e regolamentati.
Finanza on-chain e mercati aperti 24 ore su 24
La trasformazione potrebbe andare ben oltre le criptovalute.
Nel suo intervento del 22 settembre, il presidente della CFTC ha evidenziato tre direttrici:
tokenizzazione, finanza on-chain e trading 24/7.
La CFTC sta già valutando in quali mercati l'estensione degli orari di negoziazione possa essere compatibile con le esigenze di controllo, margini, clearing e gestione del rischio. Crypto e metalli preziosi vengono indicati tra gli asset maggiormente compatibili con un funzionamento continuativo, mentre altri mercati richiederanno maggiore cautela.
Secondo Selig, tokenizzazione e finanza on-chain potrebbero produrre nel prossimo decennio trasformazioni dei mercati finanziari superiori a quelle osservate nei diversi decenni precedenti.
Perché la tokenizzazione interessa anche imprese e professionisti italiani
Se questa evoluzione continuerà, le conseguenze non riguarderanno soltanto banche, broker ed exchange.
Un'impresa italiana potrebbe trovarsi, ad esempio, a:
- detenere stablecoin per operazioni internazionali;
- ricevere pagamenti attraverso strumenti digitali;
- detenere asset tokenizzati;
- utilizzare wallet aziendali;
- effettuare investimenti attraverso piattaforme estere;
- utilizzare strumenti finanziari basati su blockchain;
- ricevere finanziamenti garantiti da asset digitali.
A quel punto sorgono immediatamente questioni di contabilità, fiscalità, documentazione e controllo interno.
Il vero problema sarà fiscale e contabile
La tecnologia può rendere una transazione quasi istantanea.
La fiscalità, però, non scompare.
Per imprese e investitori sarà necessario determinare, caso per caso:
- la natura giuridica dell'asset;
- il trattamento fiscale;
- il momento di realizzazione di eventuali plusvalenze o redditi;
- il valore da attribuire alle attività;
- gli obblighi di monitoraggio fiscale;
- gli eventuali obblighi IVAFE;
- il trattamento delle stablecoin;
- la documentazione dei trasferimenti tra wallet;
- la corretta contabilizzazione delle operazioni aziendali;
- le conseguenze fiscali di staking, DeFi e altre operazioni on-chain.
In presenza di soggetti fiscalmente residenti in Italia ma con exchange, wallet o patrimoni distribuiti in diversi Paesi, il problema diventa inoltre internazionale.
Impatriati e patrimoni digitali: un tema destinato a crescere
Particolare attenzione merita il caso di chi trasferisce la propria residenza fiscale in Italia.
Manager, imprenditori e professionisti provenienti dall'estero possono arrivare in Italia possedendo contemporaneamente:
- conti bancari esteri;
- partecipazioni societarie;
- stock option o RSU;
- portafogli finanziari;
- criptovalute;
- wallet personali;
- stablecoin;
- investimenti DeFi.
Il trasferimento della residenza fiscale può quindi produrre conseguenze che devono essere analizzate prima, e non soltanto al momento della dichiarazione dei redditi.
Lo stesso vale per cittadini italiani che effettuano operazioni su piattaforme estere.
Tokenizzazione: opportunità, ma anche necessità di ricostruire i flussi
Uno dei problemi più frequenti nella fiscalità degli asset digitali è già oggi la ricostruzione storica delle operazioni.
Trasferimenti tra wallet, exchange differenti, conversioni tra asset e utilizzo di piattaforme DeFi possono rendere molto difficile determinare successivamente valori, costi fiscali e risultati delle singole operazioni.
La progressiva diffusione della finanza on-chain renderà quindi sempre più importante predisporre procedure di conservazione dei dati e riconciliazione periodica delle operazioni.
Aspettare la dichiarazione fiscale dell'anno successivo può essere troppo tardi.
Studio Cavallari: assistenza fiscale su crypto e digital assets
Studio Cavallari – Italian Tax Advisor assiste privati, imprese e soggetti provenienti dall'estero nell'analisi fiscale e dichiarativa di operazioni internazionali e patrimoni detenuti fuori dall'Italia.
L'evoluzione della tokenizzazione amplia questo ambito verso crypto asset, stablecoin, strumenti finanziari digitali e patrimoni on-chain.
L'assistenza può riguardare, tra gli altri aspetti:
- fiscalità delle criptovalute;
- quadro RW e monitoraggio fiscale;
- IVAFE;
- ricostruzione delle operazioni;
- trasferimenti di residenza fiscale;
- impatriati con asset detenuti all'estero;
- partecipazioni e strumenti finanziari internazionali;
- contabilità di operazioni aziendali in crypto e stablecoin;
- analisi fiscale di nuovi strumenti tokenizzati.
La normativa è in rapida evoluzione e il trattamento deve essere verificato sulla concreta struttura dell'operazione.
Per patrimoni digitali significativi o situazioni internazionali è quindi opportuno effettuare una verifica preventiva, prima di realizzare operazioni o trasferire la residenza fiscale in Italia.
Studio Cavallari – Italian Tax Advisor
Padova – Italia
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