Società danese con soci e dipendenti che lavorano dall'Italia: INPS, A1, stabile organizzazione e residenza fiscale

Società danese con soci e dipendenti che lavorano dall'Italia: INPS, A1, stabile organizzazione e residenza fiscale

Aggiornato al 14 settembre 2026

Una società danese può continuare a operare dalla Danimarca se i suoi proprietari si trasferiscono in Italia?

Sì, ma quando gli stessi proprietari sono anche dipendenti, amministrano l'impresa dall'Italia e vi lavorano stabilmente, limitarsi a mantenere una società registrata a Copenhagen non risolve il problema.

Bisogna analizzare almeno tre livelli distinti:

  1. previdenza dei lavoratori;
  2. stabile organizzazione in Italia;
  3. possibile residenza fiscale italiana della stessa società estera.

Ed è proprio il terzo punto che spesso viene sottovalutato.

Dipendente di società danese che lavora dall'Italia: dove si pagano i contributi?

Il Regolamento europeo n. 883/2004 stabilisce il principio secondo cui ogni lavoratore deve essere soggetto alla legislazione previdenziale di un solo Stato membro.

Per chi lavora abitualmente in due o più Stati, l'articolo 13 prevede che si applichi la legislazione dello Stato di residenza quando vi viene svolta una parte sostanziale dell'attività.

La soglia indicativa utilizzata nell'applicazione del regolamento è il 25%, valutando elementi quali tempo di lavoro e remunerazione.

Dipendente che lavora interamente dalla Sicilia

Se un socio-dipendente vive in Sicilia e lavora il 100% del tempo dall'Italia per la propria società danese, il punto di partenza è molto chiaro: l'attività lavorativa viene svolta in Italia.

Salvo una specifica deroga validamente applicabile, la previdenza italiana può quindi diventare quella competente.

Dipendente che lavora dieci mesi in Italia e due in Danimarca

Anche in questo caso l'attività italiana supera ampiamente il 25%.

Per un lavoratore residente in Italia che svolge una parte sostanziale dell'attività in Italia, l'art. 13 del Regolamento 883/2004 conduce normalmente alla legislazione italiana.

Il certificato A1 non è una scelta del contribuente

L'A1 non serve a “scegliere” il sistema previdenziale più conveniente.

Serve a certificare quale legislazione risulta applicabile secondo i regolamenti europei.

Per il lavoratore che opera abitualmente in più Stati, l'istituzione dello Stato di residenza deve essere coinvolta nella determinazione della normativa applicabile.

Per chi lavora tra Italia e Danimarca, quindi, la gestione dell'A1 è fondamentale per evitare contestazioni e doppi contributi.

Attenzione all'accordo europeo sul telelavoro: la Danimarca non risulta tra gli Stati firmatari

Dal 2023 esiste un accordo quadro europeo che, in determinate condizioni, consente a un dipendente che telelavora per meno del 50% nello Stato di residenza di continuare ad applicare la previdenza dello Stato dove ha sede il datore di lavoro.

L'Italia ha aderito dal 1° gennaio 2024.

Tuttavia, nell'elenco ufficiale aggiornato degli Stati firmatari, la Danimarca non compare.

Inoltre, un lavoratore che svolge quasi tutta l'attività dall'Italia sarebbe comunque ben oltre il limite di telelavoro inferiore al 50% previsto da quell'accordo.

Il regime ordinario dell'art. 13 resta quindi il riferimento essenziale.

La società danese deve iscriversi all'INPS?

Se viene accertata l'applicazione della previdenza italiana, il datore di lavoro estero deve adempiere agli obblighi previdenziali italiani anche se non possiede una società italiana.

Può quindi essere necessario:

L'iscrizione previdenziale della società estera, da sola, non crea automaticamente una stabile organizzazione fiscale.

Ma non è neppure una questione da liquidare con un “non c'è problema”.

Quando il lavoro da casa può creare una stabile organizzazione italiana

Una società estera può avere una stabile organizzazione in Italia anche senza affittare un ufficio con una grande insegna sulla porta.

Devono essere esaminati, tra gli altri:

La risposta dipende quindi dalle funzioni realmente svolte, non dall'indirizzo stampato sulla visura danese.

Il rischio ancora più importante: la società potrebbe diventare fiscalmente residente in Italia

Quando i proprietari della società estera si trasferiscono in Italia e continuano da qui non soltanto a lavorare, ma anche a dirigere l'azienda, il tema diventa ancora più delicato.

L'art. 73 TUIR considera fiscalmente residenti in Italia le società che, per la maggior parte del periodo d'imposta, hanno nel territorio italiano:

La sede di direzione effettiva riguarda l'assunzione continua e coordinata delle decisioni strategiche dell'impresa. La gestione ordinaria riguarda invece il compimento continuo e coordinato degli atti di gestione corrente.

Immaginiamo quindi due coniugi che:

In una situazione simile non bisogna domandarsi soltanto:

“Abbiamo una stabile organizzazione italiana?”

Bisogna domandarsi anche:

“La nostra società è ancora realmente fiscalmente residente soltanto in Danimarca?”

Le conseguenze possono essere molto più ampie della semplice iscrizione all'INPS.

Cosa controllare prima di regolarizzare

L'analisi dovrebbe ricostruire:

Lavoratori

Società

Solo dopo questa mappa è possibile decidere come regolarizzare INPS e INAIL senza creare incoerenze con la posizione fiscale della società.

FAQ

Una società danese deve aprire una società italiana solo perché ha dipendenti in Italia?

Non necessariamente. Può esistere un datore di lavoro estero soggetto agli obblighi previdenziali italiani senza costituzione di una società italiana.

Se apro una posizione INPS nasce automaticamente una stabile organizzazione?

No. Sono discipline diverse. Tuttavia la presenza stabile di persone che svolgono l'attività d'impresa dall'Italia deve essere analizzata fiscalmente.

Se lavoro dall'Italia per la mia società danese posso continuare a pagare contributi solo in Danimarca?

Non liberamente. La legislazione applicabile è determinata secondo il Regolamento UE 883/2004 e certificata, nei casi rilevanti, tramite A1.

La regola del 25% vale per chi lavora in Italia e Danimarca?

Sì. Per chi esercita abitualmente attività subordinata in più Stati, svolgere una parte sostanziale dell'attività nello Stato di residenza può attrarre la previdenza di quello Stato.

L'accordo europeo sul telelavoro può mantenere la previdenza danese?

Alla data dell'ultimo elenco ufficiale disponibile, la Danimarca non risulta tra i firmatari dell'accordo quadro. Inoltre l'accordo riguarda telelavoro nello Stato di residenza inferiore al 50%.

Due soci che gestiscono dall'Italia la loro società danese possono creare un problema di residenza societaria?

Sì. È uno dei punti da verificare con maggiore attenzione, soprattutto quando le decisioni strategiche e la gestione corrente vengono svolte stabilmente dall'Italia.

Fonti ufficiali

Regolamento CE 883/2004, legislazione previdenziale applicabile

INPS, attività lavorativa in due o più Stati membri

Elenco ufficiale degli Stati aderenti all'accordo quadro sul telelavoro transfrontaliero

Art. 73 TUIR, residenza fiscale delle società

Società estera gestita dall'Italia? Meglio verificarlo prima di una contestazione

In casi di questo tipo occorre coordinare fiscalità internazionale, previdenza, payroll e struttura societaria. Un buon commercialista deve partire dall'organizzazione reale dell'impresa e non limitarsi alla sua sede formale.

Dott. Massimo Cavallari
Commercialista da oltre 25 anni, iscritto al n. 932/A Padova ed Esperto de Il Sole 24 Ore.

Tel. +39 049 613584
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