Quesito 362262 - Rub. 561

Impresa di costruzioni vuole chiudere il c/corrente bancario su cui sono canalizzate le rate di mutuo acceso presso quella stessa banca. La banca si oppone alla chiusura sostenendo che l'addebito delle rate di mutuo obbliga l'impresa a tenere il c/corrente aperto. Nel contratto di mutuo non c'è alcun riferimento a tale obbligo. Vorremmo sapere come stanno veramente le cose.

RISPOSTA
L’art. 1855 c.c., che tratta delle operazioni bancarie in conto corrente, prevede espressamente che “se l’operazione regolata in conto corrente è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, dandone preavviso nel termine stabilito dagli usi o, in mancanza, entro quindici giorni.”. Ne consegue che l’estinzione del conto corrente costituisce per il cliente un diritto e di converso per l’intermediario un atto dovuto e, ciò, per costante giurisprudenza, finanche il conto corrente presenti un saldo negativo.
Tuttavia, il rifiuto di chiudere il conto è invece giustificato allorquando, in presenza di un contratto di finanziamento le cui rate sono addebitate sul conto, le parti abbiano pattuito, in sede di stipulazione del contratto di mutuo che le rate del mutuo medesimo debbano essere regolate attraverso un conto corrente acceso presso l’intermediario, ovvero la banca erogatrice del prestito.
Se tale clausola non è invece prevista, come nel caso proposto dal lettore, questi, come accennato, ha il diritto di pretendere l’estinzione del conto ed in tal caso il pagamento delle rate del finanziamento potrà avvenire per contanti ovvero chiedendo di ricevere dei bollettini di pagamento.