MOSS Esonero fatturazione iva e-commerce

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MOSS Esonero fatturazione iva e-commerce

L’Agenzia delle entrate ha recentemente confermato che le operazioni di commercio elettronico “diretto” (cd. “servizi di e-commerce”), ove territorialmente rilevanti ai fini Iva in Italia, sono soggette all’obbligo di fatturazione, nei termini di cui all’art. 6, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972, ossia al momento del pagamento del corrispettivo. Nessuna deroga è prevista per i servizi digitali resi nei rapporti “B2B”, che restano soggetti all’obbligo di emissione della fattura (art. 21, comma 6-bis, del D.P.R. n. 633/1972).

In relazione invece ai servizi fornitura di siti web, hosting, software, immagini, testi e data base, musica, film, giochi, programmi ed insegnamento a distanza rivolti ai consumatori finali (B2C) dal 01.01.2015, la Commissione Europea ha raccomandato agli Stati membri di esonerare dall’obbligo di emissione della fattura le prestazioni di servizi relative al commercio elettronico direttori entranti nell’ambito di applicazione del nuovo MOSS (Mini One Stop Shop) e al fine di semplificare ulteriormente la conformità alla normativa da parte degli operatori economici.

Pertanto dal 2015 i soggetti identificati all’Agenzia delle Entrate tramite il Centro Operativo al Sistema MOSS sono esonerati dalla fatturazione IVA per le operazioni B2C contemplate dal MOSS, evitando così anche l’onerosa identificazione iva in ogni stato del consumatore acquirente.

Dal 2015 quindi è stato previsto espressamente l’esonero dagli obblighi di cui al Titolo II del D.P.R. n. 633/1972 (fatturazione, registrazione, ecc.) per le imprese che aderiscono al MOSS, la cui procedura di registrazione, secondo il duplice regime speciale (UE e non UE), è definita dal provvedimento dell’Agenzia delle entrate 30.09.2014, n. 122854

La questione non si pone per le imprese extracomunitarie che hanno scelto l’Italia per identificarsi, in quanto il “regime non UE” si applica ai servizi digitali forniti a privati consumatori comunitari, ovunque stabiliti. Esemplificando, l’impresa con sede in Svizzera, identificata in Italia, applica il regime speciale anche per i servizi digitali resi ai clienti italiani, per cui la fattura non va emessa, indipendentemente dal Paese membro di residenza del cliente.

Per contro, l’impresa italiana che abbia aderito al “regime UE” non può applicare il regime speciale quando il cliente è anch’esso italiano, per cui si pone il problema dell’obbligo alternato di fatturazione in funzione del Paese di stabilimento del cliente: la prestazione destinata al cliente italiano esige la fattura, mentre quella fornita al cliente di altro Paese membro ne è esonerata.

Infine, riguardo alle operazioni riconducibili al commercio elettronico indiretto, caratterizzato dalla consegna materiale dei beni attraverso i canali tradizionali (posta, corriere, ecc.), si applica, se il cliente è un “privato consumatore”, la disciplina delle vendite per corrispondenza. Per questa ragione, secondo la Risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 274/E/2009, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • né all’obbligo di emissione della fattura, salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione, come previsto dall’art. 22, comma 1, n. 1), del D.P.R. n. 633/1972;

  • né all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, siccome opera l’esonero di cui all’art. 2, lett. oo), del D.P.R. n. 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’Iva, devono essere, tuttavia, annotati nel registro di cui al citato art. 24 del D.P.R. n. 633/1972 entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione.

Una particolare disciplina è, invece, prevista per le “vendite a distanza” effettuate nei confronti dei clienti, non soggetti Iva, di altri Paesi membri. In particolare, per le vendite “sopra soglia” e per quelle “sotto soglia”, ma con opzione per l’applicazione dell’Iva nel Paese di destinazione, il fornitore italiano deve:

  • identificarsi ai fini Iva nel Paese estero considerato;

  • emettere fattura nei confronti dell’acquirente; l’operazione di cessione, sotto il profilo dell’Iva italiana, è non imponibile ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. b), del D.L. n. 331/1993 e, sotto il profilo dell’Iva del Paese dell’acquirente, è un’operazione interna, con conseguente obbligo di applicazione dell’Iva locale. Al riguardo, può essere emessa un’unica fattura idonea a soddisfare la normativa di entrambi i Paesi considerati (Italia e Paese del consumatore finale);

  • presentare il modello INTRA 1-bis senza compilare la colonna 3 (codice Iva dell’acquirente);

  • adempiere agli altri obblighi Iva previsti dal Paese estero considerato (liquidazione e versamento dell’Iva, presentazione delle dichiarazioni periodiche, ecc.).

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Massimo Cavallari

Dottore Commercialista e Revisore Legale

Limena (PD) Via 4 Novembre 6/c

Tel 049/613584 www.studiocavallari.it