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Debiti e crisi d'impresa

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GESTIONE DELLE CRISI AZIENDALI:

CONCORDATO PREVENTIVO E RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI

Le nuove normative introdotte dal Decreto Sviluppo offrono nuove possibilità alle aziende di uscire dalla crisi:

Può succedere infatti che in fase di preparazione di un piano finalizzato ad Accordo di Ristrutturazione dei debiti previsto dall’art.182 bis della legge fallimentare, nel bel mezzo di trattative durante le quali si gestiscono i rapporti con i debitori, arrivi un’istanza di fallimento a carico dell’azienda.

In tal caso l’urgenza impone la necessità di sospendere la predisposizione del piano per sfruttare una delle ultimissime novità della legge fallimentare, presentando al Tribunale l’istanza ex art 161 co. 6, possibilità introdotta dal Decreto Sviluppo dal 14 Settembre 2012; ciò permette all’azienda di bloccare istanze di fallimento e procedure esecutive nei propri confronti per almeno 60 giorni, il tempo necessario a predisporre un piano convincente.

RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI:

L’art. 182-bis della legge fallimentare prevede che il debitore possa depositare, con la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, un accordo di ristrutturazione dei debiti. L’accordo, riservato all’imprenditore in stato di crisi, deve essere stipulato con i creditori che rappresentino almeno il 60% dell’ammontare complessivo dei crediti. Inoltre, lo stesso deve essere corredato da una relazione di un esperto avente ad oggetto la sua attuabilità e attendibilità, con particolare riferimento all’idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori che non vi hanno aderito. Lo strumento è utilizzato per modificare la struttura dei debiti dell’impresa, in relazione ai suoi elementi caratterizzanti (quali la scadenza, gli interessi, l’ammontare e le garanzie). Pertanto, con l’accordo è possibile decidere l’estinzione totale o parziale delle obbligazioni mediante novazione o remissione o il differimento della scadenza; in alternativa, è possibile creare nuove obbligazioni in relazione a finanziamenti da utilizzare per l’estinzione di precedenti obbligazioni, garanzie o impegni a stipulare nuovi negozi. Lo strumento è, quindi, particolarmente interessante in periodi di difficoltà economica e finanziaria, poiché si propone come soluzione negoziale della crisi d’impresa. L’accordo definito ella fase stragiudiziale è depositato al Registro delle Imprese; il Tribunale, decise le eventuali opposizioni dei creditori o di terzi, procede all’omologazione con decreto motivato.

CONCORDATO PREVENTIVO E NUOV ART.161 LEGGE FALLIMENTARE

L’imprenditore in stato di crisi può depositare la domanda di concordato, unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, contenente la domanda di concordato, riservandosi di presentare solo in seguito la proposta, il piano e la documentazione entro un termine fissato dal giudice, compreso tra 60 e 120 giorni.

Artt. 161, cc. 6, 7, 8, 9 e 10 L.F.

• Il termine è prorogabile per un periodo non superiore a 60 giorni in presenza di giustificati motivi.

In questo modo, si consente al debitore di beneficiare degli effetti protettivi del patrimonio connessi al deposito della domanda di concordato (in virtù del divieto ex art. 168, c. 1 L.F. di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari posto in capo ai creditori) e si impedisce che i tempi di preparazione della proposta e del piano aggravino la situazione di crisi sino a generare un vero e proprio stato di insolvenza

• Se il debitore non provvede al deposito della documentazione si applica l’art. 162 L.F. con possibile apertura, ad istanza dei creditori o del pubblico ministero, del procedimento per la declaratoria di fallimento.

• La domanda è inammissibile quando il debitore, nei 2 anni precedenti, ha presentato altra domanda ai sensi del medesimo comma alla quale non abbia fatto seguito l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

• Nel medesimo termine fissato dal giudice (compreso tra 60 e 120 giorni) è, tuttavia, riconosciuta al debitore la facoltà di presentare, in alternativa e con conservazione, sino all’omologazione, degli effetti prodotti dal ricorso, un’istanza per l’omologazione di un accordo per la ristrutturazione dei debiti.

• Dopo il deposito del ricorso e sino alla data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione, previa autorizzazione del tribunale, e può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell’art. 111 L.F.

In tal modo, i terzi sono stimolati a contrarre accordi con l’imprenditore in concordato, promuovendo la prosecuzione dell’attività produttiva (Relazione Illustrativa al D.L. n. 83/2012)

• Sono previsti degli obblighi informativi periodici, concretamente individuati nel decreto del tribunale con il quale viene concesso il termine, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore deve assolvere sino alla scadenza del termine.

EFFETTI:

Il divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio del debitore non decorre più dalla “presentazione del ricorso” ma dalla data della Pubblicazione del ricorso nel Registro delle Imprese e permane fi no al momento in cui il decreto di omologazione del

concordato preventivo diventa definitivo.

• Le ipoteche giudiziali iscritte nei 90 giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato.

Art. 168, cc. 1 e 3 L.F.

La disposizione è destinata a porre rimedio ad una prassi frequente fra i creditori: questi, non appena riscontrano i primi sintomi della crisi d’impresa o durante le trattative funzionali alla definizione del piano attestato o alla stipulazione dell’accordo di ristrutturazione, richiedono ed ottengono un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo in forza del quale iscrivono ipoteca giudiziaria sui beni del debitore. In assenza di tale previsione di inefficacia, la garanzia ipotecaria sarebbe altrimenti eliminabile soltanto attraverso la revocatoria fallimentare.

CONTRATTI PENDENTI:

Il debitore può chiedere che il Tribunale o, dopo il decreto di ammissione, il giudice delegato autorizzi lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso oppure la sospensione del contratto per non più di 60 giorni, prorogabili una sola volta.

FINANZIAMENTI PREDEDUCIBILI:

Un ostacolo al risanamento era spesso dovuto al timore che nuovi finanziamenti concessi all’azienda in crisi entrassero poi in una eventuale procedura fallimentare; ora non è più così:

la prededucibilità relativa ai finanziamenti delle imprese in crisi spettava ai soli crediti derivanti da finanziamenti erogati da banche ed intermediari finanziari di cui agli artt. 106 e 107 del TUB, per effetto delle modifiche la prededucibilità spetta a qualsiasi soggetto, socio o futuro socio, che abbia concesso finanziamenti all’impresa in difficoltà, sempre che gli stessi siano stati concessi “in esecuzione” di un concordato preventivo o “in funzione” della presentazione della domanda di concordato.